di Achille Occhetto.
Si parla molto di partito democratico. Anzi, si può dire che tutti ne parlano, ma nessuno sa che cosa è esattamente. Proprio come per l'araba fenice.
Come credo si sappia, io non ho alcuna avversione per i processi di unificazione delle forze politiche, e non nutro alcuna forma di preclusione di principio, o ideologica, nemmeno per il partito democratico.
Ho invece una netta avversione per le prese in giro, alle quali, purtroppo si prestano ancora alcuni "ulivisti" in buona fede.
La principale presa in giro consiste nella circostanza che a parlare della necessità di unire i diversi riformismi della realtà politica e culturale del nostro paese sono proprio coloro che subito dopo le recenti elezioni politiche hanno dato spettacolo contendendosi il campo fino all' ultimo sottosegretario, anche a costo di usare vecchie differenziazioni ideologiche al solo scopo di mantenere o rafforzare le proprie postazioni in termini di posti o di sfere di influenza.
La presa in giro si manifesta in tutta la sua più clamorosa sfacciataggine quando di fronte alla proposta di una candidatura ad Amato si dichiara candidamente: "lui non é dei nostri". Ma come, non eravamo diventati tutti socialisti? E se Amato non é dei loro, con chi lo fanno il partito democratico?
Questi episodi ed altri ancora rivelano la natura dell'errore di partenza che si è compiuto fin da quando é stata avanzata la proposta stessa della formazione di un partito democratico. L' errore di aver preso le mosse dal contenitore invece che dai contenuti; l'errore di non aver cercato di muoversi in stretto legame con la società civile, e di aver impostato tutta la questione in termini di ristretta fusione di vertice, per altro fino ad ora mal riuscita se si tiene conto della crescente conflittualità che domina i due fondamentali apparati burocratici che dovrebbero fondersi.
E ultimamente siamo arrivati al colmo che invece di aprire un grande processo di consultazione e di ricerca di massa si é dato vita ad una ristretta cabina di regia tutta interna alla nomenclatura di partito.
Una strada questa che invece di correggere uno dei mali fondamentali dell'attuale situazione politica, che consiste nell'essere essa dominata da una partitocrazia senza partiti, la aggrava all'ennesima potenza.
Si illudono gli ulivisti ingenui che condividono queste nostre critiche, ma pensano di poterle fare valere dall'interno e aderendo all'attuale proposta di partito democratico.
La strada da seguire é un'altra: é quella della Costituente delle idee, da noi del Cantiere proposta da tempo e per la quale prepareremo, per l'inizio di autunno, una grande e significativa iniziativa. Ma di questo parleremo la prossima volta.
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