di Gianni Barbacetto
Gli italiani hanno ricominciato a discutere di corruzione. Con la stessa passione che li infiammava più di dieci anni fa. È il calcio a risvegliare il mostro. Sono arrivate su tutti i giornali le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi e dei furbetti del calcettino: partite comprate e vendute. Anzi, peggio: l’intero sistema del grande calcio italiano – calciatori, amministratori, tecnici, designatori, arbitri… – dentro una grande, incredibile combine. Scoperta grazie alle intercettazioni telefoniche da alcuni magistrati, tra cui Raffaele Guariniello: juventino, ha messo ancora una volta sotto torchio la Juve (alla faccia dei giudici di parte!).
Scatta immediata l’indignazione, perché il pallone è una cosa seria, e qui ci sono in ballo scudetti rubati. Poi arriva la riflessione: ma attenzione, questa vicenda è come Tangentopoli. Un sistema di corruzione, pervasivo e scientifico. Appunto. E a questo punto scattano le ipocrisie.
Possiamo catalogare almeno quattro diversi atteggiamenti a proposito dei rapporti Calciopoli/Tangentopoli.
1. C’è chi, come Sergio Romano, parlando di Calciopoli (Corriere della sera, 14 maggio), approfitta per tirare un calcio negli stinchi a Tangentopoli. I soliti luoghi comuni, per carità, niente di nuovo, le solite balle che a forza di essere ripetute diventano vere: i magistrati allora ebbero una reazione “a dir poco anomala”, “s’impadronirono del circuito mediatico e lo alimentarono con fughe, interviste, indiscrezioni”, “cominciarono a contendersi la materia delle indagini”, “si abituarono a vivere nel cerchio di luce dei riflettori e dettero l’impressione di amare il loro nuovo ruolo”. Insomma, Mani pulite fu una “libera uscita” a cui bisognava subito porre termine, rientrando nella compostezza precedente. Cioè nel bel mondo della corruzione impunita.
Come al solito: invece di guardare la luna si guarda il dito che la indica, si rimprovera al termometro, questo inguaribile malato di protagonismo, di segnalare la febbre.
Sergio Romano fa di più: siccome con Calciopoli i magistrati stanno ripercorrendo le strade di Tangentopoli, si appella al Csm, perché bacchetti subito i magistrati che hanno il torto di aver scoperto le schifezze di Moggi e soci. Li blocchino.
2. Ci sono altri che, invece, da tifosi, non se la sentono – questa volta – di attaccare i magistrati che inguaiano soprattutto la grande avversaria bianconera. Così Paolo Liguori – ultragarantista e supernemico dei magistrati versante Tangentopoli, ma anche romanista sfegatato ¬– s’improvvisa “giustizialista” versante Calciopoli. S’inventa una politica del doppio forno: abbasso i magistrati che indagano i politici, evviva i giudici sportivi che indagano su Moggi e compagni. “Del fronte penale onestamente non me ne frega niente. Ma se leggo le intercettazioni di Moggi penso che alla giustizia sportiva non serva altro per agire”, dice Liguori.
Appunto. Da anni Piercamillo Davigo lo va ripetendo: “Se scopro un mio invitato che esce da casa mia con l’argenteria in tasca, non aspetto la sentenza della Cassazione per non invitarlo più” . Quante volte abbiamo ripetuto che c’è il piano penale, quello dei processi, ma prima c’è quello morale e politico, dell’opportunità, che fa escludere dalla politica chi ruba o se la fa con la mafia (vedi Giulio Andreotti) anche a prescindere dalle sentenze?
3. Poi ci sono gli juventini senza se e senza ma. Giampiero Mughini, per esempio: il caso Moggi è uguale al caso Craxi. È vero, fatte le debite proporzioni. Ma Mughini lo afferma per assolvere entrambi: due eroi italiani.
4. Infine, c’è la tendenza Ferrara. Giuliano Ferrara assolve Moggi non in quanto juventino, ma in quanto intrallazzatore. Sì, gli piacciono i mascalzoni, a cui ha dedicato, qualche tempo fa, una serie di articoli sul Foglio. Utilizzando come al solito il metodo dei Sofisti, con il quale si diverte a sostenere ogni causa (ma potrebbe sostenere anche il contrario), Ferrara si scaglia contro il “nuovo processo al sistema”, la “storia che si ripete come farsa”, il “disegno inintelligente di chi vuole per pura ipocrisia che gli sia descritto un mondo senza stalle, senza stallieri e senza cacca”. A Ferrara, si sa, la cacca piace. E gli stallieri pure (pensava a Vittorio Mangano, il fattore di Arcore?). Dunque gli piace il fango emerso nel calcio italiano. Ripete che tanto nessuno è pulito (ma parli per sé) e stigmatizza il “giacobinismo pallonaro che potrebbe portare alla morte del calcio, come quello giudiziario che ha portato alla morte della politica e alla sua sostituzione con la goffa caricatura dei nostri anni” (ma allora è una goffa caricatura anche Silvio Berlusconi?). La Juve ruba partite e scudetti? Ma “resta una necessità. Così come resta necessaria la politica, sebbene la si sia avvilita all’esercizio di una banda di ladri per moralismo autoassolutorio, sepolcro imbiancato”. Per finire inneggiando al machiavellismo da stadio espresso da “un povero ma onesto striscione: Il fine giustifica i mezzi”. Così si diverte Ferrara, a spese di chi paga le tasse.
E così i campioni d’Italia non perdono l’occasione: scrivere di Calciopoli per massacrare Mani pulite.
Non è più possibile pubblicare commenti per questo messaggio.
| Lun | Mar | Mer | Gio | Ven | Sab | Dom |
|---|---|---|---|---|---|---|
| << < | > >> | |||||
| 1 | 2 | 3 | ||||
| 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 |
| 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 |
| 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 |
| 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 |