Dettagli del messaggio: Calciopoli & Tangentopoli

19.05.06

Permalink 14:29:08, Categorie: Politica, 795 parole   Italian (IT)

Calciopoli & Tangentopoli

di Gianni Barbacetto

Gli italiani hanno ricominciato a discutere di corruzione. Con la stessa passione che li infiammava più di dieci anni fa. È il calcio a risvegliare il mostro. Sono arrivate su tutti i giornali le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi e dei furbetti del calcettino: partite comprate e vendute. Anzi, peggio: l’intero sistema del grande calcio italiano – calciatori, amministratori, tecnici, designatori, arbitri… – dentro una grande, incredibile combine. Scoperta grazie alle intercettazioni telefoniche da alcuni magistrati, tra cui Raffaele Guariniello: juventino, ha messo ancora una volta sotto torchio la Juve (alla faccia dei giudici di parte!).

Scatta immediata l’indignazione, perché il pallone è una cosa seria, e qui ci sono in ballo scudetti rubati. Poi arriva la riflessione: ma attenzione, questa vicenda è come Tangentopoli. Un sistema di corruzione, pervasivo e scientifico. Appunto. E a questo punto scattano le ipocrisie.
Possiamo catalogare almeno quattro diversi atteggiamenti a proposito dei rapporti Calciopoli/Tangentopoli.

1. C’è chi, come Sergio Romano, parlando di Calciopoli (Corriere della sera, 14 maggio), approfitta per tirare un calcio negli stinchi a Tangentopoli. I soliti luoghi comuni, per carità, niente di nuovo, le solite balle che a forza di essere ripetute diventano vere: i magistrati allora ebbero una reazione “a dir poco anomala”, “s’impadronirono del circuito mediatico e lo alimentarono con fughe, interviste, indiscrezioni”, “cominciarono a contendersi la materia delle indagini”, “si abituarono a vivere nel cerchio di luce dei riflettori e dettero l’impressione di amare il loro nuovo ruolo”. Insomma, Mani pulite fu una “libera uscita” a cui bisognava subito porre termine, rientrando nella compostezza precedente. Cioè nel bel mondo della corruzione impunita.
Come al solito: invece di guardare la luna si guarda il dito che la indica, si rimprovera al termometro, questo inguaribile malato di protagonismo, di segnalare la febbre.
Sergio Romano fa di più: siccome con Calciopoli i magistrati stanno ripercorrendo le strade di Tangentopoli, si appella al Csm, perché bacchetti subito i magistrati che hanno il torto di aver scoperto le schifezze di Moggi e soci. Li blocchino.

2. Ci sono altri che, invece, da tifosi, non se la sentono – questa volta – di attaccare i magistrati che inguaiano soprattutto la grande avversaria bianconera. Così Paolo Liguori – ultragarantista e supernemico dei magistrati versante Tangentopoli, ma anche romanista sfegatato ¬– s’improvvisa “giustizialista” versante Calciopoli. S’inventa una politica del doppio forno: abbasso i magistrati che indagano i politici, evviva i giudici sportivi che indagano su Moggi e compagni. “Del fronte penale onestamente non me ne frega niente. Ma se leggo le intercettazioni di Moggi penso che alla giustizia sportiva non serva altro per agire”, dice Liguori.

Appunto. Da anni Piercamillo Davigo lo va ripetendo: “Se scopro un mio invitato che esce da casa mia con l’argenteria in tasca, non aspetto la sentenza della Cassazione per non invitarlo più” . Quante volte abbiamo ripetuto che c’è il piano penale, quello dei processi, ma prima c’è quello morale e politico, dell’opportunità, che fa escludere dalla politica chi ruba o se la fa con la mafia (vedi Giulio Andreotti) anche a prescindere dalle sentenze?

3. Poi ci sono gli juventini senza se e senza ma. Giampiero Mughini, per esempio: il caso Moggi è uguale al caso Craxi. È vero, fatte le debite proporzioni. Ma Mughini lo afferma per assolvere entrambi: due eroi italiani.

4. Infine, c’è la tendenza Ferrara. Giuliano Ferrara assolve Moggi non in quanto juventino, ma in quanto intrallazzatore. Sì, gli piacciono i mascalzoni, a cui ha dedicato, qualche tempo fa, una serie di articoli sul Foglio. Utilizzando come al solito il metodo dei Sofisti, con il quale si diverte a sostenere ogni causa (ma potrebbe sostenere anche il contrario), Ferrara si scaglia contro il “nuovo processo al sistema”, la “storia che si ripete come farsa”, il “disegno inintelligente di chi vuole per pura ipocrisia che gli sia descritto un mondo senza stalle, senza stallieri e senza cacca”. A Ferrara, si sa, la cacca piace. E gli stallieri pure (pensava a Vittorio Mangano, il fattore di Arcore?). Dunque gli piace il fango emerso nel calcio italiano. Ripete che tanto nessuno è pulito (ma parli per sé) e stigmatizza il “giacobinismo pallonaro che potrebbe portare alla morte del calcio, come quello giudiziario che ha portato alla morte della politica e alla sua sostituzione con la goffa caricatura dei nostri anni” (ma allora è una goffa caricatura anche Silvio Berlusconi?). La Juve ruba partite e scudetti? Ma “resta una necessità. Così come resta necessaria la politica, sebbene la si sia avvilita all’esercizio di una banda di ladri per moralismo autoassolutorio, sepolcro imbiancato”. Per finire inneggiando al machiavellismo da stadio espresso da “un povero ma onesto striscione: Il fine giustifica i mezzi”. Così si diverte Ferrara, a spese di chi paga le tasse.

E così i campioni d’Italia non perdono l’occasione: scrivere di Calciopoli per massacrare Mani pulite.

Commenti:

Commento di: Luigi Villani [Visitatore]
Di personaggi che fanno informazione e diseducazione in Italia sono pieni gli organi di informazione/disinformazione. Quello che disgusta il cittadino è la mancata indignazione del mondo politico.

In Italia da un decennio a questa parte sono state fatte passare, per verità, tante leggende che, in quanto tali, non hanno riscontro nella realtà. Valgano per tutti alcuni esempi non certamente esaurienti: la caduta del primo governo Berlusconi causata, secondo alcuni, non al venir meno dell'appoggio della Lega ma alle "toghe rosse", Andreotti assolto e non prescritto, le stesse prescrizioni di Berlusconi fatte passare per assoluzioni, il presunto buco (finanziario) lasciato dal centro sinistra nel 2001 al quale non ha conseguito alcuna manovra correttiva da parte del governo Berlusconi, l’odierno attacco sferrato da Fini verso il centrosinistra reo (!) quest'ultimo di non avere intrapreso un dialogo con il regime instaurato da Berlusconi! Ecc. ecc.

La corruzione del linguaggio e la diseducazione imperversano sui giornali come sulle reti televisive. Il problema e tutto qui. L'informazione.

Pasolini ha cercato di spiegare la devastante funzione omologatrice della televisione.
Prima di Pasolini è stato Gramsci a centrare l'argomento con acuta consapevolezza sul ruolo degli "intelletuali". Gramsci era convinto che nessun cambiamento sociale sarebbe stato possibile senza un ruolo centrale dell'intellettuale che avrebbe dovuto far da tramite fra le istituzioni e il popolo.

Il problema è che le lezioni di Gramsci e di Pasolini sono state ben recepite da Berlusconi il quale con le tre reti televisive, proprietario al contempo di numerose testate giornalistiche, assolda pesudo intellettuali/giornalisti che, al servizio del padrone, fanno il bello e il cattivo tempo su buona parte dell'informazione oggi in Italia.

Se passano i messaggi giustamente denunciati da Gianni Barbacetto il futuro della società italiana ha poco da sperare.

Se il governo Prodi non affronterà il problema dell’informazione e il problema del conflitto di interessi allora continueranno ad imperversare omologazione, diseducazione, disinformazione, corruzione del linguaggio intaccando il diritto costituzionalmente garantito del cittadino ad essere correttamente informato.
Permalink 21.05.06 @ 11:10
Commento di: Giovanni Argento [Visitatore]
La cosa fantastica di calciopoli e' la perfetta rappresentazione della dinamica politica italiana con annessi e connessi rappresentati ad esempio dal ruolo della stampa e degli organismi di controllo. Anche qui forse il confronto internazionale puo' fornire un riferimento per inquadrare il problema e una speranza per curare la parocchietta all'italiana.
Permalink 22.05.06 @ 01:06
Commento di: piersabatino deola [Visitatore]
Se non sbaglio importanti personaggi hanno visto fallire le loro teorie proprio perchè impostate su "il fine giustifica i mezzi" ma il molto intelligente Ferrara lo ignora.
Permalink 22.05.06 @ 07:59
Commento di: Sciltian Gastaldi [Visitatore] · http://www.anellidifumo.ilcannocchiale.it
Caro Gianni,
aderisco come la consueta tellina a ciò che hai scritto; il problema politico però è capire come si fa a condividere e a governare un Paese nel quale alcuni milioni di italiani ritengono che i mezzi non debbano mai neanche essere giustificati, a prescindere pure da quale sia l'entità del fine.
Permalink 25.05.06 @ 05:13
Commento di: Associazione FUTURO IERI [Visitatore] · http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
“LA FAVOLA DI BANANIA”

( da Associazione Futuro Ieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )


DOVE IN POCHE RIGHE SI PARLA DI BANANIA
Il popolo di Banania era uscito a pezzi da una serie di grandi macelli di natura militare che sono soliti dare un senso e un cammino alla razza umana. Del resto a tale specie di bipedi, senza troppe pretese, i Bananiani appartenevano, e per così dire, non si erano sottratti alla generale spinta suicida. Di solito quando quei vasti insiemi di umani associati, comunemente detti stati, imperi o anche regni, sono travolti da grandi stragi e devastazioni essi traggono dal meglio della loro gente i capi e regolano le cose della politica verso quel bene supremo che è la mera sopravvivenza. Banania a onor del vero seguì proprio il consiglio opposto, anche per il consiglio dei vincitori della Seconda grande spartizione del mondo ebbe in sorte la cleptocrazia più nota e biasimata in cielo e terra per incapacità, idiotismo, ignoranza, spirito ebete, malafede, e destino tapino.
Quindi fino all’inverosimile e nel più grave momento i capi di Banania seguirono il consiglio e l’indirizzo di fare il bene degli approfittatori, dei ladri, dei mascalzoni, e della peggior gente del consorzio umano. La classe politica e imprenditoriale, che senza adeguato senso del ridicolo si definiva Classe Dirigente, fu una sorta di poesia al contrario: politici arrivisti e cialtroni, imprenditori pronti alla fuga con la cassa, banchieri dediti alla fuga con l’argenteria, intellettuali mercenari un tanto al chilo, signorine e signore della più alta società che parevano uscite dal braccio femminile di qualche carcere di massima sicurezza. Questo simile troiano moltiplicato per migliaia di soggetti con stuoli di parassiti e seguaci andò avanti per tre generazioni protetti da equilibri geopolitici pericolosissimi e dalle bombe degli eserciti stranieri che bivaccavano nella terra dei Bananiani; questo era un frutto amaro della precedente spartizione del mondo di cui si è già detto. La ladrezza dei capi e la loro meschinità al rovescio produsse nei molti uno spirito di emulazione che fece del popolo di banania uno dei più ignoranti e ladri del pianeta, ma poiché non si può esser ladri se non c’è niente da rubare la volontà di trafficare e di barare al gioco triste e malvagio del commercio varcò i confini e produsse la prima industria del paese quella del crimine organizzato.
Il denaro dei malavitosi doveva però anche esser ripulito e da qui si generò una grande attività industriale e commerciale che fece la fortuna del suddetto paese e permise alle sue anime belle di questo paese di criminali organizzati e di mascalzoni impuniti di vivere senza sporcarsi le mani impegnandosi in tante e diverse attività più o meno oneste, suprema e artistica forma d’ipocrisia il vivere onestamente sapendo che tutto il denaro si ricicla in attività indegne attraverso il sistema bancario.
La ripulitura del denaro sporco ebbe conseguenze surreali: con il traffico della peggiore pornografia in paesi morigerati e devoti vennero indirettamente finanziate attività editoriali e culturali, con i traffici di armi e droga fu creato un sistema finanziario articolato che finì per avere come ricadute il finanziamento di gallerie d’arte, musei, industrie avanzate, depuratori, infrastrutture.
Una piccola parte di questa massa monetaria si trasformò in prestiti allo Stato per pagare l’esercito e le scuole con il meccanismo del debito pubblico. Fu tuttavia la tratta delle bianche, lo sfruttamento della prostituzione e il traffico di esseri umani, questo in verità possibile solo grazie ad estese complicità, arrivò dove il resto non era arrivato. Questo grande mare in movimento di denaro venne riciclato in uno straordinario fervore edilizio che avrebbe fatto impallidire anche Cheope il faraone della grande piramide; sull’intera penisola si rovesciò una massa oscena e informe di periferie squallide, di capannoni nati male, di centri commerciali senza senso e brutti, ma così brutti che sembravano uscire da un incubo frutto di menti drogate con sostanze pericolose e molto pesanti da reggere, e poi stadi, galere, e case popolari e ville per siùri. Miracolosamente neanche un solo edificio era umanamente passabile.
Questo regno del brutto e del deforme creò milioni di posti di lavoro fra edilizia e indotto, e come esito la popolazione vivendo in tali luoghi divenne cattiva, ladra e stupida, e per gradire ignorantissima di ogni cosa.
In tanta rovina le passate culture di Banania, che pure avevano avuto nel remoto passato una loro discutibile dignità, sembravano dei fantasmi che vagavano sulle rovine e dentro i castelli medioevali, quelli di cui si favoleggia ma che non trovano mai la prova della loro esistenza.
Il crimine organizzato e un ceto politico di scellerati e di miserabili dementi con queste premesse organizzò un paese talmente corrotto, osceno e inaffidabile che nessuna specie, nemmeno del regno vegetale e minerale, dava a questi bananiani il minimo credito o la minima stima.
La bestialità della vita e la rozza ignoranza della maggior parte della popolazione facevano di questo paese una terra di diavoli senza ritegno e dignità; ma anche senza inferno, cosa che avrebbe almeno concesso loro la grandezza del male.
La mancanza di dignità era un dato originale, in quanto a causa delle sciagure di questo popolo, la popolazione aveva preso a chiamare padrone chiunque potesse elargire un pasto o una mancia o l’occasione per portare ad effetto qualche espediente. Tale era il vivere dei potenti e dei loro satelliti e ugualmente tale era quello di coloro che vivevano nel bisogno o del proprio lavoro.

COME LA DEGENERAZIONE FU FONTE DI SALVEZZA
Il risultato fu un popolo talmente privo di quelle caratteristiche di decenza, onestà e forza di coesione che quando le grandi potenze uscite vincitrici dalla Seconda Grande spartizione del Mondo, presero la risoluzione, dopo uno stillicidio di piccole guerre, stragi, azioni indegne e vendette di porre in essere una Terza Grande Spartizione del Mondo nessuno prese sul serio i bananiani che furono lasciati sul limite del grande macello di popoli.
I Grandi della terra non presero in considerazione un popolo così miserabile, l’onore di far parte degli eletti che sparivano nel regno delle ombre fu quindi lasciato a gente più degna; i quali stavano annientando un patrimonio unico di beni, umani utili, animali, piante.
Solo le grandi banche nei paradisi fiscali gioirono degli straordinari profitti che la guerra generava, anche se non era certo se sarebbe sopravvissuto qualche bancario o finanziere per contare il malloppo.
Il popolo bananiano fu felice di non venir massacrato per gli imperi altrui e con indifferenza videro partire gli occupanti dediti a rischierarsi, così si espressero, in punti strategici e quindi ad unirsi a quelle masse di armi e armati che le città del mondo stavano vomitando sul pianeta azzurro. I politici screditati di Banania rigettarono sulla malevola loro gente tutte le scemenze che la loro fertile mente partoriva, mentre le città del mondo sprofondavano, colpite a morte dalle armi chimiche e nucleari di nuova concezione, e venivano avvolte nelle nubi tossiche.
Fu con la fine delle grandi masse perso anche il tempo del Dio unico come conseguenza di tanta strage, resuscitarono dagli inferi gli Antichi e subito essi presero a scrutare quella strana umanità che li aveva abbandonati.
In verità non fu tutta gloria, i rappresentanti del Dio unico avevano da tempo intrapreso forme di proselitismo e adorazione che puntavano su personaggi carismatici, introducendo nel monolite dei culti del Dio Unico forme di adorazione pagana e idolatria.
Il Dio marte ebbro si rallegrò molto del massacro e di vedere tutte le arti degli umani, che del resto a ciò sono votate, piegarsi alla sua prediletta. Felice vide il mondo sprofondare in lutti infiniti e con lui Plutone signore dei morti e Mercurio dio dei mercanti e dei ladri assai soddisfatti lodavano il gioioso momento dove i denari venivano spesi, i furti e i crimini erano cosa di tutti, e le gole del tartaro erano colme di anime di trapassati; le ombre popolarono di nuovo gli inferi degli Dei pagani.
Solo Banania fu causa dello sdegno del Dio Rosso.
Si chiese come poteva esistere un simile popolo e in una terra che gli pareva ai suoi tempi, che nella sua mente divina erano lontani nel ricordo ma lieti perché li associava a fresche e violente stragi, popolata da ben diversa gente.
Crucciato osservò un popolo talmente scellerato che veniva bandito dalla guerra. Meditò una vendetta e stabilì offeso che avrebbe mutato l’odiata cleptocrazia che si permetteva di sopravvivere a tanta strage truccandosi malamente da Democrazia.
La quale, essendo la forma di governo dei criminali, era prossima al collasso.

COME LA GUERRA ALTRUI MUTÒ I BANANIANI
La classe dirigente, se così la possiamo definire, di Banania aveva subito una selezione al contrario parallelamente alla raffinazione e selezione dei principali leader dei gruppi criminali. Alla barbarie della degenerazione politica, commerciale, umana e sociale faceva seguito la crescita in termini di potere e consenso dei principali gruppi criminali. I quali per non far brutte figure e per meglio farli passare inosservati infiltravano fra i politici solo ed esclusivamente i peggiori elementi, i cialtroni patologici, gli ignoranti cronici.
Tuttavia la delinquenza organizzata aveva bisogno di una situazione politica e militare ben diversa dai macelli immani che si venivano a creare in quel periodo, senza umani vivi venne meno il commercio delle armi leggere, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio di sostanze stupefacenti, il traffico di organi, il furto e lo smaltimento illegale dei rifiuti, l’incendio, doloso, gli omicidi e i ricatti e ancor di più i sequestri vera industria mondiale che dava lavoro a centinaia di migliaia di operatori e a decine di banche e a un paio di paradisi fiscali.
Le prime cento bombe nucleari, per maggior celia gli esperti le chiamarono tattiche, chiarirono che era inutile fra i milioni di ombre nere e gli scheletri di centinaia di migliaia di edifici cercare chi potesse pagare un riscatto, praticare attività moralmente riprovevoli o comprare droghe, fosse egli un governo o un privato. Ciò che rimaneva era il collasso di ogni civiltà industriale e di massa, e senza la società di massa non c’è criminalità organizzata e quindi neanche cleptocrazia.
Quel consorzio umano cessò, finì d’improvviso senza nemmeno un congedo accettabile, cosa che implicò il collasso dei poteri criminali e quindi anche del sistema politico di Banania.
La debolezza del potere politico e della società aveva fatto prosperare la criminalità, la quale di contro aveva finanziato e favorito l’ordine costituito, in qualche caso aveva concordato con le forze dell’ordine la consegna di qualche delinquente reo di delitti infamanti per distrarre l’opinione pubblica. Stavolta il gioco era finito, niente grandi truffe coi soldi, e con le perversioni delle grandi masse della civiltà industriale post-fordista, per un semplice e banalissimo motivo: le grandi masse stavano venendo meno per motivi biologici. Dopo che gli effetti della guerra si fecero sentire in tutta Banania con drammi indicibili, la vita divenne dura anche per i delinquenti costretti ad assistere al crollo del loro mondo; il Dio della guerra volle soddisfazione dei torti subiti da tali genti scellerate, e liberò velocissimo l’antica Dea della giustizia dalle catene dette “del civile buonsenso e della ragion di Stato” e la condusse nella penisola triste ed empia.
Il suo spirito dimenticato da troppe generazioni iniziò a risvegliare in molti una rabbia, non proveniente dalla testa ma semmai dal basso ventre.
Fu così che nel volgere di una mattinata, mentre gli addetti si sbarazzavano delle carcasse di umani, cani, gatti e altre bestie decedute per le pestilenze scatenate dagli attacchi con i virus e per la carenza di medicinali, tutta Banania si fermò; fu una paralisi contagiosa, anzi uno sciopero, e nella notte divenne una rivoluzione irreversibile, alla quale non partecipò un solo politico in disarmo o in carriera che fosse.
Il sistema politico sparì e si disgregò nel giro di una settimana, lo Stato e le Istituzioni da decenni cadaveriche impiegarono un pomeriggio soltanto.
L’intero potere della criminalità organizzata, ormai privato di un consenso popolare e di una giustificazione politica, sopravvisse solo pochi minuti alla fine del sistema che lo aveva generato. Il malvagio consorzio dei paesi sedicenti civili stavolta aveva ben più gravi questioni e non riuscì, come era suo costume, ad aggredire quelle genti sconsigliate per trarre profitto dal loro male e dal disordine altrui.

COME S’IMPOSE LA RANDOCRAZIA
Quindi, forse per la prima volta, la gente di Banania fece da sé e accoppati, con la brutalità sadica di chi ha troppo subito, i passati leader e i loro seguaci più compromessi non trovò di meglio che prendere atto del suo punto zero di partenza.
Inventarono quindi con le risorse che avevano, alcune delle quali si erano salvate dalla guerra, un nuovo sistema che chiamarono con un neologismo tutto loro “Randocrazia”.
Con gli strumenti informatici in possesso misero i posti di potere e di comando in sorte del caso malaugurato, considerando che dopotutto la politica è questione di posti, poltrone di seta e raso, titoli altisonanti ma perlopiù vani e fatui, e strapuntini e seggiolini metaforici in comitati ad hoc e consigli d’amministrazione per i meno malvagi e i poco raccomandati.
Forti delle cattive esperienze del loro passato i bananiani passarono a considerare il problema a partire dai posti da occupare. Fu deciso di darli assolutamente a caso senza prendere in considerazione cose errate e sconce come consenso, benpensanti, moralità privata dei candidati, e meno che mai le elezioni più o meno democratiche che fossero.
Fu quindi il sorteggio duro, puro e fino in fondo e non si peritarono i Bananiani di mettere fra i sorteggiabili pure i carcerati e i militari di carriera. Fu un clamoroso e inverecondo successo, e le cose pubbliche e quelle private iniziarono ad andare molto meglio. I saggi incaricati stabilirono che il caso evitava alcuni problemi della democrazia: spezzava in primo luogo il rapporto fra l’eletto e i suoi finanziatori e sostenitori cosa foriera di ogni sorta di manipolazioni della legge e di travisamento dei delicati incarichi che costoro ricevevano dalle urne. Il caso liberava il sorteggiato dalla riconoscenza e dalla condizione ricattatoria in cui si trovava l’eletto dopo le elezioni in virtù della quale per essere rieletto in qualche carica doveva rispondere del suo operato a gruppi di potere palesi ed occulti nel totale disinteresse della cosa pubblica e della gran massa dei cittadini.
Il sorteggio imponeva, proprio per la casualità del risultato, regole, vincoli e controlli, questo faceva sì che il politico e l’uomo di potere fosse controllato e giudicato da personaggi che non erano suoi pari e nel suo agire non poteva fare appello a responsabilità di gruppo o di casta o peggio a indicibili complicità e a giochi di ricatti incrociati.
Inoltre questo creava curiose e non chieste novità: ergastolani tratti di galera per fare i sottosegretari trovandosi a recitar una ben diversa parte in commedia si rivelarono probi, giusti e disinteressati e pure assidui sul lavoro, scellerati e tossici collocati nei consigli d‘amministrazione di municipalizzate e società miste migliorarono meglio che in una comunità di recupero e i risultati del loro operare furono superiori a quelli registrati dai consigli composti da avvocati, esperti e famigli di potenti del precedente regime democratico. Addirittura qualche ex politico, categoria spesso peggiore e solitamente inclusiva delle tre precedenti, libero finalmente dai vincoli di partito e di gruppo agiva nel disinteresse suo e per aiutare la popolazione tutta in così tribolato periodo.
Una regola che proibiva il ricoprire l’incarico per due volte nella vita dell’equivalente di parlamentare, ministro e presidente del consiglio e ancor di più di sottosegretario e capo-commissione parlamentare si rivelò una mano santa che guarì molti dalla prevaricazione e dall’ambizione; quindi rese migliore ciò che può solo peggiorare in un sistema parlamentare affidato a fazioni e partiti sempre pronti a tirare dalla loro parte il potere legislativo e l’esecutivo, per tacere del giudiziario. La randocrazia rese quindi i tapini e afflitti abitanti di banania, per quanto ciò sia banale, uguali perché ognuno era eleggibile e potenzialmente destinato a ricoprire cariche pubbliche in virtù del malaugurato o benigno caso.
Vennero meno quindi la preparazione di una carriera, il ruolo dei protettori e dei finanziatori e le bande di seguaci e parassiti che di solito per loro esclusivo tornaconto prestano interessata fedeltà ai politici in carriera o alle ricche mance elargite dalle agenzie di spionaggio dei paesi stranieri. Il tempo di Marte iniziò a declinare, Plutone si era così arricchito con gli oboli che ogni defunto porta con sé per entrare nel nero regno delle ombre che non poteva più calcolare quanto fosse ricco, e menò ai tavoli dei cambiavalute mille diavoli, ma essi contando a mano ogni moneta una per una non sapevano come fare; non migliaia ma milioni e poi qualche miliardo di monete erano un vero dramma per i miserabili esseri. Una simile carneficina era roba da inferno del Dio unico non da Dei pagani che quando aprivano le porte del Tartaro e dell’Erebo al più accoglievano ventimila ombre per volta. Grande fu lo sconforto dei risorti Dei le grandi masse dei consumatori trapassati avevano distrutto, con il loro trapasso, i poteri forti, non c’era più aristocrazia di casta e del denaro, si erano dissolti i privilegiati, ed i poteri dispotici sui quali far leva per ricostruire la pace e l’ordine erano spariti.

COME LA GUERRA FU INIZIO FINE E NUOVO CAMMINO
In effetti il sistema era complessivo, le masse consumavano tanto e male e consumavano beni e servizi legali esattamente come quelli illegali, i criminali prosperavano; inoltre i ricchi e i potenti, all’ombra di istituzioni politiche ridicole e di reali poteri finanziari e criminali, potevano organizzare e compiere di tutto. Finite le masse era finito il potere che esse generavano; di conseguenza coloro che avevano lanciato i terribili ordigni che avevano bruciato intere città a temperature inaudite, o distrutto popoli interi con sostanze chimiche e radioattive di straordinaria potenza si erano annientati con le loro mani.
Come tutte le cose umane e divine la guerra doveva finire, e iniziò a spengersi per la mancanza di volontà di combatterla e per un bieco istinto di sopravvivere alla propria razionale natura di esseri scellerati, violenti e avidi.
Coloro che erano dalle ombre della fortuna ascesi alla luce del potere trovarono una buona occasione per essere felici, ora con poco si era potenti e temuti, e dopo qualche difficile anno di lotte e scontri cominciò a formarsi una nuova casta di privilegiati che subentrò alla precedente che venne macellata e dispersa durante i primi anni del conflitto. Per certi aspetti questi nuovi potenti erano ancor più transnazionali e cosmopoliti dei precedenti signori del mondo, in verità più per disperazione che per convinzione.
Volendo essi staccarsi dal recente passato colsero al volo il fatto che al declino di Marte sovviene sempre il regno di Venere, anche perché l’umanità inquieta dovrà pur ricostituire il suo popolamento sulla superficie della terra e ragionare di ricostruire quel mondo di cose e affetti disintegrato. Quindi il tempo della pace, intesa come è giusto che sia come preparazione a nuove guerre e ricostituzione del materiale umano per nuovi orizzonti di gloria, prese ancora una volta forma.
Il dio che iniziò ad influenzare gli uomini con la decadenza di Marte fu Apollo il quale da buon Dio devoto alle cose precise e ordinate comandò che venisse fatto ordine e che, risolte le questioni più gravi, lo sciagurato popolo di Banania venisse ricondotto a più miti consigli. Non si può dare esempi troppo positivi all’umanità inquieta, sentenziò il Dio di Socrate.
Quindi seguendo il Dio e il nuovo tempo dell’amore i nuovi potenti si circondarono di servi e tutori armati del loro nuovo ordine costituito e si volsero a consolidare il loro potere, i loro beni, i loro interessi, a far fuori i soliti illusi, a dare una nuova possibilità di vita a delatori, parassiti, personaggi dello spettacolo e del mondo dello sfruttamento della prostituzione.
Sistemare alla meglio le cose loro, essi presero a considerare le vicende del popolo di Banania, cattivo esempio essi dissero: si era salvato dal terzo grande inutile macello per spartire il mondo, come è arcinoto le altre specie di viventi sono o troppo stupide o troppo intelligenti per fare loro la spartizione del mondo, vivevano meglio di tanta parte dell’umanità, ringraziavano ancora il Dio Unico per averli risparmiati e per aver dato loro la forza di liquidare fisicamente ed economicamente quella gente riprovevole che di mestiere ha scelto di comandare gli altri e, addirittura, vivevano molto bene per i parametri consueti pareva proprio che la vita media fosse addirittura di cinquant’anni contro i quaranta scarsi- scarsi dei paesi più potenti e felici.
Venne quindi stabilito di riunirsi fra i potenti della terra, di metter fine alle liti, e di considerare le cose di bananania; quindi con discrezione ma con molta decisione fecero pervenire ai Bananiani un vero ultimatum. Esso era un po’ sgrammaticato perché non erano rimasti vivi molti diplomatici dopo i primi trenta minuti di deflagrazioni nucleari tattiche, con qualche problema di forma perché questa volta non c’era da minacciare un governo o un capobanda ma una nazione intera, ossia la popolazione tutta; era una Randocrazia dopotutto.
Invano sperò il Dio rosso che nell’ultimo giro della ruota della fortuna l’abisso di Plutone s’aprisse ancora una volta, che le genti si sterminassero di nuovo per sete di saccheggio e per il gusto di uccidere. Ben altro fu tessuto col filo del destino, e non vi fu un altro eroico macello per la conquista del nulla.
Pur rammaricandosi per l’ingiustizia che veniva fatta loro, le genti di Banania avevano l’enorme fortuna di avere dei capi casuali e quindi disinteressati: ergo potevano anche prendere in considerazione l’idea di perdere il loro personale potere per favorire la collettività.
Tenendo fermo il fatto che mai si sarebbero rimessi in mano a una Repubblica irresponsabile o a qualche altra forma di invereconda e temibile Democrazia, stabilirono che si poteva placare lo sdegno di questi potenti accordando loro delle forme di modifica della struttura politica che non snaturassero i principi e i benefici effetti di quanto avevano istituito.
Scelsero il più ambizioso e magnifico dei nuovi padroni e gli offrirono di regnare su Banania con una sua dinastia a patto che per sua maggior gloria e potenza conservasse quanto di meglio il regime Randocratico aveva prodotto.
Fu così che fra lo sconcerto di tutti e con la benevolenza di Bacco, Dio sempre propizio alle genti di Banania, ebbe luogo la Monarchia Aleatoria, uno stato monarchico temperato e moderato dalla casualità dei ministri e dei funzionari tratti a sorte; e del resto Dei e uomini erano stati esauditi il regime politico era mutato e un sire aveva il suo trono e la penisola e tutto il potere politico nel suo scettro e nella sua corona, Il monarca, per dirla in breve, consumava molto meno dei vecchi parlamenti democratici, era meno osceno e scandaloso dei vecchi politici che avevano portato alla rovina l’umanità, era più affidabile nella gestione della cassa dello Stato e di quella sua personale e si rimetteva alle cose del potere sostanzialmente per fingere di far qualcosa lasciandosi il diritto di punire qualche temerario o qualche testa calda o di seguire il popolo minuto nelle sue richieste, perlopiù poco ragionevoli e anche irresponsabili.
Fu così che il nuovo regno ebbe ministri ora eccellenti ora pessimi, ma sempre disinteressati; e comunque rappresentativi della popolazione e di ogni ceto sociale, il sire ebbe il suo regno da megalomane, il quale era ancora integro in molte sue parti e ebbe in sorte di essere abbastanza al riparo da congiure e intrighi, data la natura del suo potere e delle istituzioni.
Così andarono le cose e il popolo ebbe quel poco di felicità e prosperità che la specie umana può concedere a se stessa.

COME FINÌ LA RANDOCRAZIA
Poi per una serie di fattori qualche generazione dopo il numero degli umani tornò sopra i due miliardi e si riformò in nuove forme la società di massa e con essa i consumi, la rappresentanza democratica, i cartelli industriali, il sistema della comunicazione e come è giusto altre guerre totali, altre armi di distruzioni di massa e nuovi equilibri del terrore.
Banania tornò allora Repubblica, immemore del grande male subito e del bene che ebbe dalla monarchia e dalla pace.

Dedicato al Dottor Sandro Nappini


( Associazione Futuro Ieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )
Permalink 20.06.06 @ 12:53
Commento di: Alessandro [Visitatore] · http://www.prontosonoluciano.com/
Guardate il sito in firma...potrete sfogarvi come volete! Ciao
Permalink 03.07.06 @ 17:38

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