di Oliviero Beha
Ebbene sì, più passano i giorni e gli avvisi di garanzia e più pare appropriato rifarsi a Tangentopoli per capire il sisma calcistico. Potremmo chiamarla “Piedi puliti”, ma a parte la mancanza di fantasia, sono costretto a ricordare qui che la formula uscì già nel ’93, quando in risalto cubitale le cronache avevano il caso Lentini, quel galantuomo di Borsano, i fondi neri del pallone ecc. Tutto dimenticato? Naturalmente, per vivere bene - dicono i saggi - ci vuole cattiva memoria e buona salute. Ma insomma, già all’epoca da “Mani pulite” al pallone il passo era stato breve. E senza esito, a quanto pare. E infatti che l’esito di Tangentopoli sia complessivamente l’Italia di oggi, extracalcistica e intracalcistica, fa rabbrividire, ne convengo. Ma è colpa dei giudici, è sempre colpa dei giudici? Nel paragone tra quella Tangentopoli, di Mario Chiesa, Craxi ecc. ma anche di Di Pietro, Borrelli ecc., e questa Tangentopoli rotonda, il riferimento ai giudici e alla giustizia sembra indispensabile, per notare le differenze e cercare di diradare la polvere.
Una polvere che ha permesso all’arbitro De Santis, il nostro candidato primo per fischiare ai Mondiali di Germania, di stigmatizzare sui giornali di ieri “il massacro cui ci state sottoponendo”, lo stesso De Santis sui giornali di oggi dentro fino al collo nell’inchiesta penale. Una polvere che ha permesso a una parte degli addetti ai lavori di celebrare il coraggio di Carraro, dimissionario a quanto pare non irrevocabile dalla presidenza della Federcalcio, che ha detto “non ci sto a fare il piccione”: peccato che nessuno rimarchi che è da trent’anni dall’altra parte della carabina…. E il giorno dopo le dimissioni venga fuori che è indagata la figlia di Geronzi, cfr. la Gea, in altra società con il figlio di Carraro. Prosapie che si intendono, evidentemente.
E il discorso diacronico è appunto quello decisivo: fa male a (quasi) tutti, lo so, ma è decisivo.
Come per la Tangentopoli di Mario Chiesa, così qui il marciume è stato prima artigianale e solo dopo,nel tempo, si è industrializzato, abbassando la soglia dell’etica e alzando quella dello schifo. Non sto qui a tracciarne l’albero genealogico, ma i tanti soldi del “calcio-spettacolo”, di Berlusconi, Cragnotti e c. e ora la recessione economica spiegano benissimo questo processo di degenerazione. E gli addetti ai lavori sapevano, anche se non volevano sapere. Oppure erano rimbambiti dal pathos calcistico. Non c’è una terza chiave di lettura, ma casomai in certi casi una zona grigia tra le due. E vale per tutti i frequentatori degli stadi,dalle tribune autorità a scalare, sulla pelle del tifoso/spettatore/telespettatore.
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