28.04.06

Permalink 09:58:05, Categorie: Politica, 583 parole   Italian (IT)

Rifondare la politica

di Diego Novelli

Il voto del 9 e 10 aprile ha evidenziato, senza possibilità di equivoci, che il “caimano” alberga nel fondo delle viscere di metà degli italiani. E non da oggi. E nemmeno dal momento della discesa in campo del Cavaliere, nel 1994.

A partire dal 1980 (dopo la grande stagione dei movimenti e delle lotte di massa nelle fabbriche, nelle scuole, nelle città, stroncata con tutti i mezzi, non esclusi le stragi, il terrorismo, la P2, gli apparati dello Stato deviati) abbiamo assistito a un lento ma progressivo mutamento della cultura politica in Italia, sotto la maschera di una falsa modernità.

Nasce in quegli anni il cosiddetto decisionismo, il mito del leaderismo, l’allergia per le regole e la faticosa pratica della demagogia, il fastidio per la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, l’intolleranza per la giustizia, l’esaltazione dell’individualismo, il compatimento per la solidarietà e lo scherno della questione morale.

Sono gli anni della “Milano da bere”, delle feste mondane di quell’“avanzo di balera”(come lo definì Enzo Biagi) di Gianni De Michelis, delle prediche su Proudhon di Claudio Martelli, dei conti protezione in Svizzera e dei tesoretti delle tangenti di Bettino Craxi.
Tutti questi pericolosissimi virus si sono diffusi in modo indisturbato, nel silenzio di gran parte degli intellettuali e nell’imbarazzo (se non addirittura con l’ammiccamento) di alcuni settori della sinistra affetti da complesso di inferiorità.

La politica è diventata una merce da collocare, le istituzioni delle aziende da gestire con piglio autoritario, padronale; l’educazione e la cultura sono stati trasformati in spettacoli di quiz («la vita è tutta un quiz», cantava Renzo Arbore). “Il Grande fratello”, “L’isola dei famosi”, le vicende delle sorelle Lecciso sono diventati il simbolo dell’era della turbopolitica. Il berlusconismo ha sguazzato in questo ammorbante brodo di cultura, dando legittimazione ai razzisti delle Lega di Bossi e di Borghezio, agli squadristi neri nostalgici del nazismo e dei repubblichini di Salò, teorizzando che i figli degli operai non devono avere pari diritti di quelli dei professionisti.
Come è stato possibile che l’Italia moderata, conservatrice, borghese (ma comunque democratica) abbia tollerato tutto questo?

Antonio Tabucchi nel suo ultimo illuminante libro, “L’oca al passo”, ci ricorda che «De Gaulle ha imposto l’antifascismo come linea comune e invalicabile non solo dell’essere democratici, ma addirittura dell’essere francesi».
E invece da noi, in Italia, come ha scritto Gustavo Zagrebelsky su «MicroMega», «abbiamo sottovalutato come esempio di sottocultura l’elogio dell’illegalità, il linguaggio grossolano e finto colto, i gesti scurrili, le volgarità studiate a tavolino… Non è sottocultura; è un’altra cultura». E ancora:«il popolo che si vuole che sia non è quello che sceglie, che decide, che discute, che approva o disapprova, promuove o boccia i suoi rappresentanti.

È invece il popolo che non agisce ma reagisce, non si esprime da sé, ma è sondato… Vincere le elezioni non significa affatto, di per se, avere sconfitto la demagogia. Bisognerà ripensare da capo la democrazia».

Ripensare la politica, diciamo noi. Rifondare la politica per cambiare radicalmente il modo in cui è stata concepita e praticata in questi ultimi trent’anni, restituendole dignità, coerenza e competenza. La politica intesa come utopia e scienza: fantasia, immaginazione, creatività, passione e nello stesso tempo rigore, studio, impegno, conoscenza. Il «caimano» il 9 e il 10 aprile non è stato definitivamente sconfitto. È stato provvisoriamente bloccato. Per vincerlo occorre un paziente, umile, costante lavoro di educazione civile, pre-politica, facendo sempre prevalere la ragione sull’emotività, la cultura sull’ignoranza, la tolleranza sull’arroganza, il bene comune sull’egoismo personale.

21.04.06

Permalink 11:01:31, Categorie: Politica, 743 parole   Italian (IT)

Abbiamo vinto o abbiamo perso?

Achille Occhetto

La risposta a questa domanda non é affidata alla Cassazione. Sul piano strettamente numerico il centro-sinistra ha vinto per un pugno di voti. Sul terreno della legalità democratica Prodi deve essere immediatamente chiamato a costituire il suo legittimo governo.

Voglio ricordare alla destra che nel ’94 - quando la sinistra con i progressisti raggiunse il suo massimo storico, il Pds passò, in due anni, dopo una dolorosa scissione, dal 17 al 21 per cento, e al Senato l’insieme delle forze antiberlusconiane aveva raggiunto la maggioranza - io mi presentai alla Tv, pochi minuti dopo il risultato, per riconoscere che avevamo perso e che il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto, legittimamente, affidare l’incarico di formare il nuovo governo al cavalier Berlusconi. Eppure avevamo perso numericamente ma non politicamente, come si dimostrerà pochi mesi dopo con la crisi del governo di centrodestra.

Per questo anche oggi è del tutto legittimo porsi la domanda: abbiamo vinto o abbiamo perso?
I grandi partiti del centro sinistra hanno perso clamorosamente, l’Ulivo ha retto grazie alla centralità della figura di Prodi, la sinistra radicale, pur avendo, tutto sommato, avuto un risultato migliore di quello dei riformisti moderati, non ha avuto il coraggio di presentarsi unita, in modo tale da fornire un autentico messaggio di speranza alla sinistra.
Si tratta di una vittoria di Pirro.

Non per l’esiguità del vantaggio numerico: in democrazia conta anche un solo voto di scarto. Ma per la vacuità dei protagonisti. Basti pensare che dopo un risultato in cui la sinistra continua ad essere penalizzata da quasi tutto il Nord, non abbiamo visto sul loro volto il minimo segno di preoccupazione, la minima esigenza di comprensione, nemmeno un cenno di autocritica, un sussulto problematico.

No, erano già tutti pronti a disegnare scenari entro i quali fosse possibile garantire l’autoconservazione di una classe dirigente, anche attraverso occhieggiamenti trasversali. Non si può sfuggire all’impressione che l’Italia sia dominata da una decina di uomini, a destra e a sinistra, la cui massima preoccupazione, indipendentemente dal risultato del voto, sia quella di garantire se stessi.

Adesso capisco perché sono stato considerato un matto per avere – per molto meno – dato le dimissioni!
L’esiguità del risultato non sarebbe nulla se avessimo subito assistito ad un unitario scatto di orgoglio: e invece guardateli, comuni mortali, reduci da tante sconfitte, rivendicare per sé con iattanza e in contrasto aperto con i propri compagni di cordata le massime cariche dello Stato!Lo spettacolo è deplorevole.

Ed è tanto più preoccupante perché sappiamo che il compito che attende Prodi è assai arduo e che le crepe programmatiche e le divisioni tra gli alleati dell’Unione sono visibili ad occhio nudo. Per questo, nell’augurargli buon lavoro, voglio ricordare a Prodi il monito lanciato nell’epilogo del mio ultimo libro “Potere e antipotere” là dove dico: “le più immediate vicende politiche di casa nostra dimostrano, direi in modo plastico, come il pensiero unico monetarista cerchi di utilizzare una parte della sinistra per battere una parte della destra, conservando tuttavia l’essenziale dentro uno schema da “rivoluzione passiva”.

Dimostrano come si intenda utilizzare la sinistra per un’operazione di facciata che serva solo a liberarsi delle punte più selvagge della destrutturazione di destra.
La sinistra in Europa è chiamata, dunque, a un ripensamento che le permetta di padroneggiare, a livello di governo, i contenuti dell’offensiva neoconservatrice che ha dominato il mondo occidentale. Ma su quale base la sinistra può trovare la risposta a questo problema gigantesco? Sulla base della cultura dei fronti di liberazione dalla destra, oppure, attraverso un suo progetto di governo della società?

Se l’obiettivo è quest’ultimo, allora non si può sovrapporre, all’interno di una cosiddetta ricerca unitaria della sinistra, il fascino discreto delle suggestioni neoliberiste e la mera difesa corporativa della propria vecchia base sociale.
A questo proposito abbiamo da tempo condannato sterili posizioni “difensiviste” che non sapevano fare i conti con la crisi fiscale dello Stato e con l’esigenza di un radicale ripensamento della stessa tradizione socialdemocratica dello Stato sociale. Per avviare una riforma del welfare che non fosse più chiusa nelle anguste gabbie burocratiche.
Il problema che ci sta di fronte, tuttavia, è molto più complesso. Ma dove si discutono, in termini programmatici e progettuali, certe cose?”
Ecco, dove le discutiamo?

Per questo dico a Prodi: se non vuoi fare la fine dell’altra volta convoca subito una “Convenzione delle idee” aperta a tutto il popolo di sinistra. Non lasciarti chiudere nel cerchio di fuoco dei soliti signori della guerra.

19.04.06

Permalink 03:54:04, Categorie: Politica, 337 parole   Italian (IT)

Difendere la Costituzione Antifascista

di Giulietto Chiesa

Scrivo per quelli che pensano che “abbiamo vinto”. E che sono tranquilli. Io non lo sono. Penso che non abbiamo un governo e non lo avremo ancora par diverse settimane, in cui può succedere, letteralmente, di tutto. Penso che il governo se lo tiene, per ora, il Feticcio, e so come tiene le cose nostre. Penso che il Garante non ci ha affatto garantito e, in questo momento supremo, non appare disposto a garantirci. Penso che l'Italia è in una situazione tanto deplorevole che una sua abbondante metà ha votato per il Feticcio, ben sapendo chi è, oppure non sapendo chi è, ma palesemente convinta che sia bene così.

Penso che il 18 giugno c'è un referendum dove questa Italia (non quella del 1946) deve decidere se organizzarsi per il futuro come vogliono Bossi, Calderoli e il Feticcio, oppure se si deve tornare alla Costituzione Repubblicana e Antifascista.

Penso che, in queste condizioni, quel referendum potremmo anche perderlo.

Per tutte queste ragioni penso che bisogna chiedere a quella metà dell'Italia che non ha votato per il Feticcio, di tenere conto che, in questi mesi decisivi, il Feticcio avrà ancora tutte le televisioni pubbliche e private dalla sua parte.

Penso che le userà come ha saputo usarle per trasformare metà dell'Italia in una massa manipolabile al punto che non è in grado nemmeno di farsi i conti in tasca.

Penso che a sinistra c'è una considerevole massa di cretini che, seguendo le indicazioni di Klaus Davi, di Claudio Velardi, di Ilvo Diamanti, di Giuliano Ferrara, di Pierluigi Battista e Paolo Mieli, di Maria Giovanna Maglie, di Massimo Teodori e di una sterminata sequela di propagandisti della neutralità inoffensiva della televisione, sono convinti anche loro che bisogna lasciare le cose televisive italiane più o meno come stanno. E infatti i leader del centro sinistra si mostrano disposti a fare esattamente questo.

Io penso che dovremmo darci un appuntamento nazionale, per esempio a Roma il 2 Giugno 2006, per dire, insieme, in tanti, che alla Costituzione Antifascista non siamo disposti a rinunciare. A nessun prezzo.

12.04.06

Permalink 11:36:33, Categorie: Economia, 373 parole   Italian (IT)

La Stampa Estera ha salvato Prodi

di Udo Gümpel

L’avete notato, vero ? Che il voto degli italiani all’estero, da Buenos Aires a Tokio, da Amburgo a Città del Capo, abbia premiato Prodi e non Berlusconi? E quale potrebb’essere la spiegazione? Una proposta l’avrei. Certamente tutti gli italiani all’estero che hanno mantenuto un forte legame con la madrepatria i quali hanno partecipato al voto vedono la tv italiana, i canali RAI e Mediaset. Gli elettori all’estero godevano certamente di queste fonti d’informazioni. Avevano però anche un’altra fonte d’informazione per capire ciò che succede in Italia, per farsi un’idea: i mass-media dei loro rispettivi paesi. Tutti diversi, di idee diverse. Ma generalmente piuttosto critico. Non in particolare verso il governo Berlusconi, ma critici verso tutti i governi.Come sarebbe normale in un paese normale, auspicabile in una democrazia moderna, in cui i mass-media hanno assunto un nuovo e importante ruolo: quello del guardiano indipendente, critico a 360 gradi. Ora, i cittadini italiani all’estero parlano di solito molto bene le lingue estere, a differenza degli italiani. Sono dunque in grado di capire i media di tutto il mondo. E allora hanno potuto fare semplicemente il confronto tra ciò che raccontava la tv italiana, RAI e Mediaset, e ciò che ne diceva l’informazione al di fuori dell’Italia. Un confronto libero di vedute diverse che deve aver convinto gli italiani all’estero a preferire Prodi a Berlusconi.

Ora, immaginiamoci un attimo un mondo d’informazione diverso anche in Italia, indipendente e libero come nel resto del mondo, a parte della Bielorussia e della Cina comunista che sono piu vicini all’Italia, in barba alla fobia anticomunista del futuro ex presidente del Consiglio Silvio I. In un paese con un’informazione libera ci sarebbe stato un testa-a-testa tra Prodi e Berlusconi? Manco per sogno. E quale conclusione dovrebbe trarre Prodi da questo piccolo confronto? Non sarebbe l’ora di liberare la tv italiana dall’influenza opprimente dei partiti prima, anche da parte della sua stessa alleanza, non sarebbe l’ora di ridare le frequenze abusivamente occupate da Retequattro al vincitore della gara Europa 7, al quale furono scippate sette anni fa, prima dai governi del centro-sinistra e poi da Berlusconi?

Udo Gümpel

11.04.06

Permalink 10:15:28, Categorie: Politica, 195 parole   Italian (IT)

La Costituente delle idee

di Edoardo Schiazza
La nostra organizzazione si è posta l’obiettivo, di contribuire alla modifica del sistema politico attraverso la costruzione di un nuovo soggetto, ancorato a proposte e valori quali, sintetizzo:

* un rinnovato rapporto tra Politica e Etica pubblica, Moralità e Legalità ( Codice Zapatero )

* un radicale rifiuto della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti ( Rilancio dell’Onu )

* un rilancio della partecipazione dei cittadini ( Primarie )

* una democratizzazione radicale del sistema informativo ( Una altra Tv è possibile ).

Ad oggi le proposte, più o meno in campo, possono essere così riassunte:

Arcobaleno capofila Verdi

Sinistra Europea capofila Rifondazione Comunista

Partito Democratico capofila Democratici di Sinistra e Margherita.

Mi pare che queste formule/contenitori non soddisfino a pieno le esigenze di quel popolo di sinistra che abbiamo definito “ senza partito “, ed è pur vero che ognuna di loro ha almeno in nuce qualcosa di condivisibile.

Occhetto nel suo libro Potere e Antipotere ci propone di partire dai contenuti e di lavorare ad una Costituente delle Idee.

Una proposta aperta che si rivolge sì alle forze politiche attuali ma, cosa ancora più interessante, tenta di dare una risposta al popolo senza partito.

Credo si possa lavorare a questo progetto o no?

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